Embolizzazione: Introduzione

L’embolizzazione  è una tecnica innovativa ( anche se in verità il nostro team nel varicocele maschile e femminile la pratica attivamente da piu’ di 20 anni ormai) eseguita da un particolare chirurgo chiamato più propriamente radiologo interventista. 

Questa figura, rinominata ultimamente da un importante magazine americano il “chirurgo del nuovo millennio” per l’innovazione e la mininvasività delle sue procedura, non necessita l’utilizzo del bisturi ma si avvale di veri e propri tubicini molto sottili ( detti propriamente cateteri vascolari)  introdotti agevolmente ed in totale assenza di dolore attraverso un minuscolo foro praticato nella cute. 

Attraverso uno schermo collegato ad un sistema di fluoroscopia digitale, che prende il nome di angiografo, il radiologo interventista è in grado di seguire e controllare tutti gli spostamenti del materiale  interventistico e le manovre che esegue all’ interno del corpo. 

Pertanto  le  tecniche di radiologia interventistica,  in particolare l’embolizzazione, non necessitano praticamente mai della presenza di un chirurgo in sala in quanto non sono assolutamente necessarie ne’ incisioni cutanee ne’ tantomeno  punti di sutura al termine dell’intervento. 

Mediante embolizzazione è possibile trattare il paziente in modo rapido, sicuro ed estremamente efficace. 

L’embolizzazione è solo una delle numerose tecniche di cui si avvale la radiologia interventistica, branca medica che ormaiè in grado di trattare numerosi organi e distretti.

Specificatamente, l’embolizzazione consiste nell’ occlusione definitiva o temporanea ( a seconda del caso specifico) di un vaso sia questo arterioso che venoso. 

Nel varicocele maschile l’embolizzazione consiste nella chiusura della vena spermatica in modo da ripristinare un normale deflusso del sangue dal testicolo verso l’addome.

Embolizzazione: IN COSA CONSISTE

Dopo una lieve anestesia locale in sede inguinale DX con un piccolo ago (della stessa grandezza di quelli utilizzati per un semplice prelievo ematico al braccio) viene punta la vena femorale destra. 

In alternativa, l’intervento può essere eseguito indifferentemente anche passando da una vena del braccio sulla piega del gomito. 

Indipendentemente che si acceda da una vena all’inguine o al gomito, il radiologo interventista introduce quindi un piccolo catetere del diametro di 1.35 mm (4 French) che utilizzando come strada le vene del corpo viene agevolmente avanzato sino in corrispondenza della vena spermatica interna SN (se il varicocele è a SN) o DX (se il varicocele è a DX). 

A questo punto, iniettando semplicemente una piccola quantità di liquido di contrasto all’interno del catetere, il varicocele viene ben visualizzato come del resto la totalità delle vene che lo compongono. 

Tutto ciò permette quindi di individuare  prontamente  quali siano le vene più dilatate ed incontinenti.

 Il radiologo interventista non farà ora altro che iniettare una piccola quantità di materiale sclero-embolizzante (Atossisclerol- lo stesso utilizzato per il trattamento delle varici venose a livello di coscia nelle donne) e, se necessario, piccole particelle metalliche all’interno delle vene target per ottenere un’occlusione  definitiva delle vene spermatiche dilatate.

 La vena/ e occlusa/e cesserà così di contenere aumentate quantità di sangue  con conseguente ristabilizzazione della temperatura del testicolo, che tornerà velocemente ai valori fisiologici  pre-varicocele ( 35 gradi circa).

Sebbene sia presente in questo sito una sezione interamente dedicata al varicocele femminile, è  utile sottolineare anche qui che la stessa tecnica può essere impiegata con successo anche nel trattamento del varicocele della donna e, come nel maschio, può essere eseguita  anche essa mediante una piccola puntura venosa al braccio evitando quindi la puntura all’inguine.

Embolizzazione del Varicocele Maschile e Femminile | Dott. Tommaso Lupattelli

L’immagine mostra il posizionamento di un sottile catetere nella vena testicolare sinistra da dove poi verrà iniettato del materiale sclerosante che andrà ad occludere prontamente il plesso venoso dilatato. Come si può vedere, il catetere è inserito nel paziente a livello della vena femorale destra e da qui sospinto nella vena renale sinistra da dove prende origine la vena testicolare, successivamente incannulata.

LA DEGENZA

Questo tipo di intervento si esegue in DaySurgery, vale a dire che circa un’ora dopo il trattamento il paziente può alzarsi e andare a casa dove si consiglia unicamente di non stare a lungo in piedi per 2-3 giorni. 

Non esita nessuna cicatrice, non è necessaria alcuna sutura, non viene avvertito alcun dolore (al massimo solo una piccola puntura lievemente urticante durante l’anestesia locale).

 Rispetto all’intervento chirurgico tradizionale, l’embolizzazione appare sicuramente molto meno invasiva e cruenta permettendo infine una ripresa molto più rapida ma soprattutto, cosa estremamente importante da sottolineare, la possibilità di non doversi sottoporre ad un’anestesia molto più invasiva. 

In alcuni centri, infatti, il varicocele per via chirurgica tradizionale viene ancora eseguito sotto anestesia generale con tutte le possibili conseguenze che ciò può comportare ( ricovero, degenza in struttura per almeno una notte, rischi correlati all’anestesia generale ecc).

LE CONTROINDICAZIONI

Non esistono particolari controindicazioni al trattamento.

(Una controindicazione relativa può essere la presenza di gravi allergie, per esempio al mezzo di contrasto – il liquido che, come anche nell’ esame TC, viene iniettato per visualizzare le vene, nel paziente; allergie che sono da valutare con il medico Radiologo Interventista).

La dose di radiazioni somministrata è molto bassa (inferiore a una comune radiografia della colonna vertebrale) in quanto si utilizzano macchine radiologiche digitali a basso dosaggio.

LE COMPLICANZE

GRAVI come l’atrofia del testicolo sono descritte estremamente raramente in letteratura dopo qualsiasi tipo di trattamento; sono un evento eccezionale e non si sono mai verificate nella Nostra esperienza. 

E’ di fondamentale importanza sottolineare che l’embolizzazione è una tecnica estremamente sicura ma i risultati sono strettamente correlati dall’esperienza dell’operatore. 

E’ pertanto FONDAMENTALE affidarsi a radiologi interventisti estremamente preparati e dedicati esclusivamente a questo tipo di procedure.

LIEVI sono possibili ma poco frequenti e possono essere di tipo generale o locale.

  • Reazioni allergiche al mezzo di contrasto, alla sostanza sclerosante o all’anestetico locale sono molto rare e comunque nei soggetti che hanno una storia di allergie si esegue una terapia desensibilizzante per qualche giorno prima del trattamento.
  • Reazioni generali come calo della pressione e senso di mancamento sono legate alla particolare sensibilità del paziente, si risolvono sempre prontamente.
  • Lieve sensazione di dolore o fastidio nella regione inguinale è possibile subito dopo il trattamento ed è dovuta all’azione irritante del farmaco sclerosante. Si risolve in 48 ore. Nel trattamento del varicocele pelvico femminile può persistere per i primi giorni un dolore pelvico spesso riferito come “colica”.

Gonfiore scrotale, arrossamento e/o dolore testicolare sono rari ma possibili dopo terapia sclerosante; si risolvono anch’essi in pochi giorni con terapia antinfiammatoria.

LA PROGNOSI

Questa tecnica, se eseguita da operatori esperti, offre delle ottime garanzie di risultati, anche se le linee guida internazionali riportano che il rischio di recidiva o di persistenza del varicocele è comunque intorno al 5-8% ( va comunque considerato che la chirurgia tradizionale mediante legatura può arrivare ad avere un 30% di recidive; inoltre con la tecnica tradizionale è più facile che si verifichi una legatura accidentale dell’arteria spermatica o la legatura di numerosi linfatici).

I risultati dell’embolizzazione sono tuttavia, come già ampiamente sottolineato, in parte anche operatore-dipendenti e cioè variano in relazione alla manualità e, come già sottolineato, all’esperienza del medico che le esegue. 

Pertanto, in casistiche di centri con migliaia di casi eseguiti la percentuale di recidiva di malattia appare sostanzialmente ancora minore rispetto all’5-8% sopramenzionato.

Circa il 50% dei pazienti sottoposti a trattamento va poi incontro ad una normalizzazione della fertilità.

I migliori risultati (frequenza di gravidanza del 70%) vengono ottenuti in soggetti con conta spermatica pre intervento superiore ai 10 milioni al millilitro. 

Il controllo dei parametri seminali andrebbe fatto non prima di 3-4 mesi dall’intervento.

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